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TRADING ONLINE

L'Analisi Tecnica funziona?

È ben nota la scarsa reputazione dell’analisi tecnica tra gli operatori professionisti. E studiando le modalità con cui questa tecnica di analisi si è diffusa, risulta davvero difficile capire se può efficacemente supportare gli operatori nelle attività di trading.

Ma cos'è l’analisi tecnica? Ecco, il primo problema nasce proprio dalla difficoltà nel rispondere a questa domanda. È possibile per chiunque costruire una qualsiasi forma di analisi dell’andamento di prezzi e chiamarla “analisi tecnica”. In pratica tutto, dalla costruzione delle linee di trend, fino all'applicazione di tecniche astrologiche o pseudo-magiche, rientra nel campo dell’analisi tecnica.
 

Lo scopo di questo articolo non è di condannare senza appello l’analisi tecnica (AT), ma di fornire degli insights di cui speriamo possa beneficiare chi intende investire tempo e denaro nell’AT o chi ancora utilizza l’analisi tecnica come metodologia di analisi primaria.

L’analisi tecnica può anche essere d’aiuto, quando gli indicatori evidenziano contenuti non immediatamente percepibili da dati e grafici. E' il caso, ad esempio, degli indicatori di oversold e overbought. Ma il problema è più profondo e difficile da risolvere, rispetto alla semplice rappresentazione dei dati. Due infatti sono gli errori che concorrono a compromettere l’efficacia dell’analisi tecnica:

  1. L’errore ricorrente nel data mining e

  2. L’interpretazione soggettiva dei dati.

 

Errori di data-mining:

secondo questo sito di trading esistono più di 100 indicatori di analisi tecnica. Se dovessimo considerare una qualsiasi chart e applicassimo tutti gli indicatori disponibili, otterremmo risultati sicuramente diversi, anche in contraddizione l’uno rispetto all'altro. Ma anche senza spingerci a situazioni estreme, ci sono casi in cui l'applicazione di una semplice media mobile, fornisce risultati differenti rispetto ad una media mobile esponenziale. Infatti, una delle ragioni per cui esistono tanti indicatori è che nessuno risulta sufficientemente affidabile da poter essere utilizzato come indicatore indipendente. L’analisi tecnica, dopo più di un secolo, è ancora alla ricerca della sua pietra filosofale.

Quindi l’errore di data-mining sta proprio nell'ampia scelta, data all'analista di AT, di selezionare un particolare indicatore tra la miriade disponibile, ottenendo risultati spesso diversi e a volte anche conflittuali. Appare chiaro che con oltre 100 indicatori tra cui scegliere, potremmo selezionarne uno in grado di confermare o confutare qualsiasi cosa.

Consapevolmente o no, l’analista di AT è portato a selezionare un particolare indicatore quando esso conferma la sua predisposizione iniziale, e ad ignorarlo nel caso opposto. In quest’ultimo caso, la scelta si sposta su un nuovo indicatore. Se è vero che la scientificità di un fenomeno è confermata dalla sua ripetibilità in ambiti diversi, non possiamo considerare scientifico questo tipo di approccio discrezionale.

Tutto chiaro... o no?

L'interpretazione soggettiva:

in aggiunta alla discrezionalità che influenza la scelta di un particolare indicatore, vale la pena soffermarsi sul Come e sul Perché della scelta in questione. Abbiamo constatato che spesso l’analista esamina i risultati forniti da una molteplicità di indicatori e sceglie quello il cui risultato maggiormente approssima la sua propensione circa la direzione che il mercato prenderà.

La seconda componente di errore è nel “quando” un indicatore viene selezionato o applicato. Ad esempio, l’analista di AT riversa tutta l’attenzione possibile su una chart, non appena il prezzo raggiunge un nuovo High dopo, diciamo, 100 barre; mentre la stessa chart viene guardata superficialmente quando i prezzi “arrancano” o perseguono un andamento laterale. Se l’analista avesse costantemente applicato l’indicatore ad intervalli regolari, confermando o meno quanto osservato, il metodo avrebbe cominciato ad assumere una valenza scientifica. Mentre questo comportamento, conscio o inconscio che sia, purtroppo amplifica l’errore, perché la stessa selezione viene ulteriormente confusa da una presunta conferma originata soggettivamente dall'analista.

L’errore/pregiudizio dell’interpretazione soggettiva: l’analisi tecnica considera le chart come un pattern ripetitivo dei prezzi passati, quali in effetti sono. Ma su uno stesso pattern, un “testa-e-spalle” ad esempio, possiamo facilmente trovare gli analisti in disaccordo, perché non esistono regole fisse che ne stabiliscono la validazione. In quest’ottica, una chart è come un test di Rorschach: l’analista riconosce un pattern e ne trae un’interpretazione soggettiva, in accordo con il suo giudizio preliminare. Come risultato, nessuna chart è auto-esplicativa; nessuna chart può suggerire una conclusione condivisa. In conclusione, se il pregiudizio comportamentale ed emozionale potesse essere rimosso, ogni analisi tecnica arriverebbe alle stesse conclusioni, ma siamo ben lontani da questa situazione ideale. Infatti gli analisti utilizzano indicatori differenti con tempistiche diverse, tendendo a far quadrare i risultati, anche in opposizione ad altre metriche appartenenti alla stessa analisi tecnica. Questo ci porta alla terza questione.

Utilità dell’analisi tecnica:

all'interno delle chart sono effettivamente riconoscibili pattern diversi e ricorrenti; una volta che uno di questi pattern viene riconosciuto può essere tradato. Quindi il problema non è l’esistenza dei pattern, quanto il riconoscimento e la scelta del pattern effettivamente efficace tra i molteplici che possono formarsi in un dato periodo. Certo, col senno di poi possiamo confermare che uno o più indicatori avevano anticipato un dato movimento del mercato. Ma questo pone la questione sulla tecnica utilizzata dagli analisti nello scegliere il giusto indicatore, o della loro abilità nel riconoscere, che all'interno di una serie di dati è presente un pattern degno di analisi.

Non per questo gli indicatori di analisi tecnica sono privi di valore, ma è necessario distinguere tra COSA è l’analisi tecnica e COME viene usata.

Ogni investitore è inondato di informazioni. Noi cerchiamo di apprendere il più possibile e filtrare le informazioni attraverso la nostra esperienza, conoscenza... e inevitabilmente attraverso i pregiudizi emotivi ed intellettuali.

Questo meccanismo è evidente a fronte di un articolo su "argomenti caldi" in ambito finanziario. Un autore presenta le proprie argomentazioni, ma successivamente molti investitori raggiungono conclusioni opposte. Ognuno ha avuto gli stessi dati; semplicemente i dati sono stati pesati o valutati in modo diverso. Ancora una volta diamo maggior peso ad informazioni che concordano con la nostra precedente convinzione.

Questo è ciò che accade con le chart e con l’analisi tecnica. Gli analisti non possono separare sé stessi dalle loro convinzioni e pregiudizi. Una chart può rivelare qualunque cosa l’analista ci voglia vedere. Quindi, se gli analisti ottengono buoni risultati con l’analisi tecnica è solo perché, selettivamente e inconsciamente scelgono chart e indicatori che confermano ciò che hanno già percepito grazie all'esperienza che negli anni hanno capitalizzato. Se hanno successo, non è perché la chart è predittiva, ma piuttosto perché hanno sviluppato sufficiente esperienza, conoscenza e “istinto” verso il mercato da risultare vincenti. Gli indicatori sono solo una “stampella”, che se ne rendano conto o meno.

Nascita, vita e morte di un analista di AT

Fin qui abbiamo considerato l’uso dell’analisi tecnica da parte di trader che hanno già una buona esperienza. Purtroppo le cose vanno di male in peggio per i trader principianti. Qui manca la componente del pregiudizio o dell’istinto, che abbiamo invece riscontrato nell'analista con esperienza e pertanto assistiamo allo sfavorevole ciclo di nascita-vita-morte dell’analista di AT.

L’apprendista analista tecnico, spesso nella fascia di età tra i 25 e i 35 anni, attecchisce nella categoria dei principianti che approcciano il trading per la prima volta, convinti che frequentare un corso di trading, leggere un paio di libri e frequentare qualche blog di analisi tecnica li metterà in grado di operare nel mondo del trading e in breve tempo arricchirsi, come i corsi hanno millantato. Sorretto da una fede incrollabile nell'analisi tecnica, non di rado l’analista tecnico, dopo aver bruciato il suo capitale cercando inutilmente di applicare le inefficaci tecniche imparate, capisce che l’unico modo di fare soldi è, a sua volta, vendere corsi di analisi tecnica, reclutando gli ignari partecipanti, che a breve lo sostituiranno, sul suo blog dove dimostra con decine di “figure” ex-post perché l’analisi tecnica funziona. Ma quando il suo discreto numero di seguaci arriva alla “prova del nove” e comincia a manifestare perplessità sul suo operato, sulle sue presunte competenze, ma soprattutto sull'efficacia delle tecniche divulgate a caro prezzo, questo è il segnale che la sua vita di analista tecnico è conclusa. La conseguenza immediata di questa constatazione è che l’analisi tecnica non è di grande aiuto per i principianti, benché la maggior parte dei corsi di trading dica il contrario, per ovvie ragioni di business.

 

Conclusione:

L'apparente semplicità di usare solo un grafico con alcuni indicatori attrae molti principianti. Sembrerebbe una scorciatoia bella e buona. Non è necessario fare un vero lavoro, basta guardare un grafico, inserire alcuni indicatori e il gioco è fatto. Sicuramente è un'idea allettante. Ciò nonostante l'analisi tecnica è alla continua ricerca di nuovi indicatori per due ragioni:

  1. Nessun indicatore è sufficientemente affidabile o autorevole da poter essere utilizzato in modo indipendente;

  2. Diventare famosi in ambito trading non è così difficile: basta creare un indicatore e farlo includere nei software standard di analisi tecnica. E più il nome del nuovo indicatore è pittoresco e richiamerà l’idea di autorevolezza e scientificità, più verrà venduto facilmente.

Il meccanismo continua a funzionare perché tutti i trader e gli investitori sono alla ricerca di “qualcosa” che possa aiutarli a gestire le incertezze del mercato. L’analisi tecnica può solo far parte di questo “qualcosa”, e non può assurgere a strumento primario per la gestione degli strumenti finanziari. Come abbiamo visto, questo tipo di analisi è soggetto sia all'errore di data-mining e sia all'interpretazione soggettiva, e pertanto non potrà in nessun modo essere utilizzato come riferimento primario o definitivo. Il dubbio rimane se possa essere considerato anche solo come supporto ad altri metodi di analisi.

Gaetano Di Marco

 

Source: seekingalpha.com, tradingtechnologies.com