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come investire un capitale

Proteggere il proprio capitale

La principale differenza tra gli investitori principianti e i professionisti è che i primi ragionano in termini di “quanto posso guadagnare?”, mentre i secondi si concentrano sul “come faccio a non perdere?”. Questo è uno dei motivi per cui la maggior parte di chi fa trading o investe in autonomia perde costantemente.

 

Allora come investire un capitale?  Quali investimenti scegliere?  Quali sono gli investimenti più sicuri? 

Per rispondere a queste domande è necessario prima chiedersi perché investire. L’inflazione è il nemico "numero uno" dei risparmiatori a causa della svalutazione del capitale monetario da essa prodotta. Scopo primario dell'investimento dunque è di difendersi dall'inflazione.

L’inflazione è il normale aumento dei prezzi di beni e servizi, che genera una diminuzione del potere d’acquisto della nostra moneta (quando, invece, si registra una generale diminuzione dei prezzi si parla di deflazione): un’inflazione annua del 5%, ad es., vuol dire che 100€ "valgono" 95€ dopo 12 mesi (100 meno il 5%). Ma quali sono le cause dell'inflazione? Le cause sono molte: la domanda di moneta inferiore all'offerta, l’aumento dei prezzi dei prodotti importati, l’aumento del costo delle materie prime, della produzione o dei beni intermedi a causa dell'aumento della domanda o per altre ragioni, ecc. Anche l’introduzione dell’Euro in Italia è stata causa di un aumento dell’inflazione, stimato intorno al 6% annuo, anche se le statistiche ufficiali Istat non riescono a misurarlo correttamente perché controllano soltanto i prezzi del prodotto più venduto di ciascuna categoria del paniere di riferimento.

  • A questo punto, è chiaro che il peggior investimento sarebbe quello di non investire.

Come difendersi dall'inflazione?

Per difendersi dall'inflazione, l’ideale sarebbe effettuare sempre investimenti che riescano ad ottenere un rendimento annuo superiore al tasso di inflazione, ma per il semplice risparmiatore questa soluzione non è così facile, anche per gli elevati rischi che comporta. Cosa fare, quindi? La teoria dice che se l’inflazione si mantiene bassa (alcuni punti percentuali), una prima difesa dall'inflazione consiste nell'acquisto di titoli di Stato indicizzati all'inflazione. Nel caso invece di inflazione elevata,  diciamo con valore a doppia cifra, allora gli immobili (case, terreni, ecc.) ed i beni rifugio (quadri, preziosi, oro, ecc.) si comportano senza alcun dubbio meglio degli strumenti finanziari, dato che tendono a mantenere invariato il loro valore nel tempo. Insieme a questi beni, esistono però strumenti finanziari che tendono a diventare profittevoli se utilizzati per un arco di tempo opportuno. 

Vista l'evoluzione dei mercati, la modalità per evitare che il proprio capitale perda valore nel tempo è proprio di investirlo in un’ottica di lungo termine e con un obiettivo di protezione. Si tratta di una scelta consigliabile per chiunque, lasciando da parte investimenti speculativi o ad alto rischio che sicuramente non ci sentiamo di consigliare, se non a persone consapevoli del rischio e che sanno esattamente cosa stanno facendo.

La situazione degli investimenti nel 2018

Negativa la performance 2018 dei fondi comuni, e il medesimo trend è comune a tutte le tipologie di prodotti, dall'azionario (indice Fideuram al -7,5%) all'obbligazionario (al -3,8%), dai bilanciati (al -4,8%) ai flessibili (-5,4%). Non vanno meglio in USA dove, negli ultimi 9 anni i fondi americani che investono in azioni hanno sottoperformato l’indice S&P500 (fonte: report SPIVA di S&P Index).

  • In questa situazione, spicca la seppur modesta performance di GeoTrading, che si attesta ad un +7% per il 2018.

E' confermata quindi la regola che vede la maggior parte dei fondi incapaci di produrre un valore aggiuntivo rispetto al benchmark nel lungo periodo. Ed è di fatto sfatato, in un’annata nera per gli investitori, anche il mito che vede i fondi a gestione attiva fare meglio del mercato.

Come gestire un investimento? 

Per chi ha già investito, è meglio conservare il proprio investimento oppure vendere per evitare ulteriori perdite? Per gli investimenti obbligazionari, dopo anni di politiche monetarie ultra-espansive, le banche centrali iniziano ora a "normalizzare" i tassi d’interesse, cioè a spingerli gradualmente verso valori più alti; ovviamente al salire dei rendimenti, cala il prezzo dei titoli già emessi, proporzionalmente alla durata residua. Sul mercato azionario, l'esperienza ci dice che, per quasi tutti i listini, flessioni del 10 o 15% rispetto al valore massimo non dovrebbero preoccupare, si tratta di variazioni frequenti durante l'anno. Solo nel caso che la perdita superi il 20% si parla di fase di ribasso; ma è una situazione poco frequente: nel mercato azionario USA, dalla fine della prima guerra mondiale, si contano circa una decina di cicli ribassisti: come sappiamo il peggiore resta quello del 1929, con una perdita dell'86% dell’indice S&P 500. Il crollo causato dalla crisi dei mutui sub-prime è stato meno devastante, -57%, e di durata inferiore, 17 mesi rispetto ai 33 del 1929; mediamente i cicli di ribasso hanno durata inferiore a quelli di rialzo, ma non è una regola fissa. Morningstar ha calcolato che tra la fine del 1989 e i primi 3 mesi del 2003 il mercato azionario in Giappone ha perso quasi il 72% del suo valore.


Come gestire un investimento già attivo? Dipende da quando e perché si è entrati nel mercato. Non è facile gestire queste fasi, specie dal punto di vista emotivo, se abbiamo investito in azioni senza disciplina e senza una precisa strategia, magari invogliati dagli articoli dei giornali o perché ci si sente un Warren Buffet dei tempi migliori.

Gli investimenti a lungo termine hanno in genere il vantaggio di incrementare le opportunità di rivalutazione del capitale. Questo perché tutti i mercati azionari hanno una fisiologica tendenza alla crescita. Ciò significa che più tempo si resta investiti, cioè più lungo è l’orizzonte temporale, più aumentano le probabilità che l’investimento generi profitti. Nel grafico qui sotto vediamo infatti una simulazione che, con dati storici degli ultimi 20 anni, mostra come, al trascorrere degli anni cali la probabilità di perdita investendo in diverse combinazioni di azionario e obbligazionario. Un investimento bilanciato azioni-obbligazioni non è consigliato per periodi brevi, ma diventa la soluzione ideale per periodi medio-lunghi.

Questa strategia di investimento concorda anche con le conclusioni di AltroConsumo Finanza (Aprile 2019), per il quale negli ultimi dieci anni gli unici investimenti che hanno permesso ritorni annuali superiori al 7% sono il profilo "investitore dinamico" (75% di azioni e il resto in Bond) e quello "equilibrato" (50% per entrambe le voci azionario e obbligazionario), che hanno fruttato il 9,04% e l’8,93% rispettivamente nello stesso arco di tempo. Nell'articolo non si evidenzia tuttavia il trend di rendimento delle obbligazioni, che già dal 2019 potrebbe risultare più rischioso delle azioni. Anche se la cedola dà all'investitore la sensazione di un reddito periodico quasi automatico, già nel 2018 molte obbligazioni presentavano un rendimento negativo e quelle con una cedola alta avevano prezzi esagerati. In questo scenario la classificazione "investitore dinamico" utilizzata da AltroConsumo dovrebbe essere rinominata "investitore equilibrato".

In conclusione, l'investimento nel mercato azionario con una strategia non-speculativa e in un'ottica di medio-lungo periodo sembra essere, abbinata ad altri strumenti finanziari con percentuale da ridefinire, la giusta formula di investimento.

 

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