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TRADING ONLINE

si può vivere di trading?

Cominciamo col dire che il trading è una attività di rischio, al pari di ogni altro investimento finanziario. Quindi il denaro che dedichiamo al trading, se perso, non deve spostare in alcun modo l’equilibrio economico nostro e della nostra famiglia.

Per la stessa ragione è sconsigliato lasciare il lavoro (per chi ce l'ha) per dedicarsi al trading, ma piuttosto il trading può gradualmente inserirsi come attività parallela, finché non avremo acquisito le necessarie esperienze e competenze. Solo una volta ottenuti risultati stabili, potremo impiegare maggiori capitali e puntare ad avere una rendita extra mensile da aggiungere al nostro reddito derivante dal lavoro o da altro.

Vivere di trading

Ci sono solo 2 domande che dobbiamo farci per capire se possiamo vivere di trading:

  1. qual è il guadagno mensile atteso da una costante attività di trading?

  2. qual è il capitale iniziale da destinare all'attività di trading?

 

Dato che nel trading, come in tante altre attività, servono soldi per fare i soldi, il guadagno è direttamente legato all'entità del capitale iniziale.

Dato che oggi è possibile, solo teoricamente, fare trading anche con poche centinaia di euro, è chiaro che iniziando con un piccolo capitale non possiamo seriamente pensare né di diventare ricchi né, tanto meno, di poter avere una rendita extra mensile degna di tale nome.

Facciamo allora 4 conti: ipotizziamo che dedicarsi ad un’attività autonoma, richieda che il guadagno mensile sia di almeno 3.000 euro. Significa circa 40.000 euro all'anno. Ora, per trovare il capitale necessario per ottenere i nostri 3.000 euro mensili, dobbiamo conoscere il rendimento derivante dall'attività di trading.

I migliori trader

Tra i principianti è opinione diffusa, grazie anche alla disinformazione fatta dolosamente da centinaia di siti, che i trader professionisti riescano a raddoppiare o triplicare il proprio capitale ogni anno. La realtà è ben diversa: i migliori trader riescono a realizzare profitti annui che raramente superano il 20% e anche i migliori transitano attraverso anni in perdita. Chi dichiara di non aver mai perso nel trading ci sta prendendo in giro.

Online sono disponibili varie fonti che riportano i dati, più o meno concordanti, di rendimento dei migliori trader professionisti. Qui sotto, la tabella pubblicata da Excess Returns, che confronta i rendimenti % con il "track record", cioè con il numero di anni per i quali è stato mantenuto questo rendimento medio.

Anche le performance dei top trader, Jim Rogers, Robert Ziff, John Paulson, Paul Tudor Jones, Bruce Kovner, David Siegel, John Overdeck, Izzy Englander, David Shaw, Michael Platt, Ken Griffin, Steve Cohen, Ray Dalio non vanno oltre il 20% medio annuo (fonte: Forbes 2019 report).

Ora, se effettivamente pensavamo di incrementare il nostro capitale del 40 o del 50% in un anno, dovremmo farci la seguente domanda: esistono motivazioni concrete per ipotizzare di riuscire a realizzare un profitto percentuale che è più del doppio di quanto riescono a fare i migliori trader al mondo?

 

L'interesse composto

Ma supponiamo comunque di non essere da meno, e poter realizzare anche noi un profitto di circa il 20% annuo. Per guadagnare 40.000 euro all'anno, dovremmo investire un capitale di almeno 200.000 euro. La buona notizia è che anche se non abbiamo (ancora) questa cifra, possiamo sempre fare assegnamento su ciò che ha reso ricchi i personaggi sopra citati, cioè la potenza dell’interesse composto. Ad esempio, partendo da 50.000 euro, quale può essere il nostro guadagno negli anni a venire?

La formula dell’interesse composto è

Cap = PV*(1+R)^N

 

dove Cap è il capitale risultante, PV è il valore attuale (es. 50.000), R è il tasso di interesse (es. 20% = 0,2) e N è il numero di periodi di investimento (es. 3 anni = 3). Applicando tale formula ai nostri 50.000 euro otteniamo:

Tabella rendimento composto

In linea teorica, per avere i 200.000 euro, necessari ad ottenere il famoso reddito di 3.000 euro al mese, dobbiamo investire i nostri 50.000 euro per circa 8 anni (la cifra nella prima colonna è quella disponibile al 1 gennaio di ogni anno). Questo ovviamente in una situazione ideale, in cui non si verifichino anni in perdita.

Principianti vs professionisti

Bene, abbiamo finalmente il capitale necessario per fare trading. E ora?

Una delle differenze nell'approccio al trading tra i principianti e i professionisti è che i primi ragionano in termini di “quanto posso guadagnare?”, mentre i secondi si concentrano sul “come faccio a non perdere?”. Questo è uno dei motivi per cui la maggior parte di chi fa trading perde costantemente. Più esattamente, i dati di mercato ci dicono che il 90% di chi inizia a fare trading perde del denaro durante il primo anno. Buona parte di quel 90% deriva dal fatto che molti iniziano la propria attività avendo acquisito poche competenze e senza aver sviluppato alcun piano di trading. Qualsiasi sia il tipo di attività, senza pianificazione è destinata al fallimento. C’è inoltre l’ostacolo associato con l’apprendere e applicare i corretti meccanismi del trading. Pubblicità accattivanti e centinaia di siti web ci inducono a credere che il trading sia facile. La maggior parte delle persone che si avvicinano al trading spende invece tempo e fatica prima di iniziare a vedere qualche successo.

Trading: principiante o professionista?

È vero che un’esigua minoranza si arricchisce con il trading, ma vi siete chiesti da dove vengono i soldi che essi guadagnano? Semplice, dai soldi persi dalla rimanente maggioranza dei trader. Ora, se gli strumenti per guadagnare nel trading sono noti e c’è disponibilità di corsi e libri per operare come trader, perché così tanti perdono soldi?

 

Money management

Abbiamo già sfatato il mito dell’analisi tecnica, ma anche le tecniche di money management che vengono suggerite, spesso hanno più a che fare con il gambling che con il trading. Anzi, alcuni termini utilizzati nella gestione delle posizioni, “piramidare” ad esempio, provengono proprio da Las Vegas, anziché da Wall Street. Incrementare la propria posizione dopo un trade chiuso in positivo è una tecnica del black-jack, che il trading ha ribattezzato "antimartingala". Raddoppiare la propria puntata sul rosso, dopo 2 uscite consecutive del nero, è una tecnica della roulette, ma alla base di queste regole troviamo sempre delle tecniche statistiche mal comprese e peggio applicate. Il “rischio di rovina” è un altro degli aspetti contemplati nei corsi di trading. Ma il rischio di rovina è tipico del gambling e non andrebbe neanche preso in considerazione dal trader, che si suppone lavori con livelli di rischio del capitale ben diversi dallo scommettitore e tale da evitare il rischio di perdere tutto il capitale, anche nella peggior situazione di mercato.

Già perdere metà del proprio portafoglio è un disastro assoluto, che difficilmente si riuscirà a recuperare: ricordiamo che una perdita del 50% di un capitale, richiede che il rimanente capitale venga incrementato del 100% solo per poter ritornare al punto di partenza, magari dopo anni. Già perdere il 30% dovrebbe essere ben oltre la massima perdita prevista dal piano di trading. Per questo, perdite più elevate spostano la nostra operatività dal campo del trading a quello del gambling. Non a caso si dice “giocare in borsa”. Molti dei libri che spiegano come “giocare” e guadagnare sono scritti da personaggi che millantano di aver trasformato poche migliaia di euro in milioni, in breve tempo. Questo ci offre 2 possibilità: o stanno palesemente mentendo o sono dei giocatori estremamente fortunati; in entrambi i casi sarebbe una pazzia applicare queste tecniche, dato che non sono ripetibili. Purtroppo molti utenti, senza saperlo, stanno facendo gambling anziché trading.

 

Ricapitolando: vivere di trading è senz'altro possibile, a condizione di superare indenni gli ostacoli iniziali: non perdere il proprio capitale nel primo anno di attività; non cadere nelle trappole del trading facile, dei corsi illusori, dei pattern vincenti, delle tecniche segrete vendute a caro prezzo. Una volta acquisite le necessarie competenze, fare un piano di trading; fare pratica con un conto gratuito e cominciare ad investire gradualmente il proprio capitale solo dopo aver cominciato ad ottenere risultati stabili e positivi per un certo periodo e possibilmente in vari scenari di mercato.

Gaetano Di Marco